Fibromialgia-e-pensieri-di-pericolo-associzione-scientifica-fibromialgia

Non esiste nessun farmaco in grado di gestire i nostri pensieri di pericolo

Da un punto di vista squisitamente evoluzionistico prima le nostre capacità intellettuali e di ragionamento erano estremamente limitate.
Mancavano soprattutto di quello che oggi viene definito “il pensiero astratto”.

Possedere il “pensiero astratto” significa non solo essere in grado di pensare nel qui ed ora per cercare di risolvere pensieri reali presenti in questo momento, ma anche pensare il proprio passato, analizzando le esperienze che abbiamo vissuto in un tempo più o meno lontano; e il futuro, immaginando vari scenari in rapporto alle diverse decisioni che possiamo prendere.

Significa entrare nel mondo delle ipotesi e delle molteplici possibilità.
Significa poter essere fisicamente in un luogo e con la mente in un altro.

 

Nella fibromialgia questa predisposizione di pensiero può portare la persona ad avere difficoltà di attenzione e concentrazione oltre a disturbi nella memoria a breve termine

Ad esempio:
– sto andando in ufficio e “mi viene in mente” che prima o poi dovrò affrontare il mio capo e chiedergli un aumento di stipendio;
– sono comodamente seduto in poltrona e “mi viene in mente” che mia figlia è fuori in motorino;
– devo andare ad un appuntamento e “mi viene in mente” che a causa del traffico potrei essere in ritardo e fare brutta figura.

E così via all’infinito innumerevoli volte al giorno.

La cosa importante qui da sottolineare è che tutti questi pensieri sono causa, nel corpo, delle stesse identiche trasformazioni organiche che si verificano in tutti noi quando ci troviamo in situazioni di pericolo fisico, reale e concreto con la fondamentale differenza, però, che non essendo in presenza di nessuna reale minaccia per la nostra vita, non possiamo mettere in atto un comportamento di attacco o fuga che ci consentirebbe di eliminare la straordinaria energia accumulata.

Il fibromialgico vive nel pericolo costante di non andare bene, di non funzionare bene e questi pensieri iperattivano il sistema neurovegetativo a produrre ormoni molto potenti, adrenalina, noradrenalina, cortisolo che mi entrano nel torrente circolatorio sanguigno e linfatico e mi vanno a modificare tutte le centraline dell’organismo andando a potenziare tutta una costellazione ben precisa di sintomi.

Non è un caso che, nelle fibromialgie di tipo primario, gli esami clinici siano tutti negativi.

Il pensiero rappresenta quindi una specie di sesto senso che si aggiunge ai cinque che ci hanno accompagnato per milioni di anni.
PER LA PRIMA VOLTA NELLA NOSTRA STORIA EVOLUTIVA IL PERICOLO POSSIAMO ANCHE PENSARLO.

 

Potremmo quindi dare dell’ansia questa definizione:

è l’emozione che proviamo dopo che un pensiero, da noi giudicato minaccioso, avrà innescato una reazione biochimica del tutto fuori contesto, con una produzione di energia che non potrà essere liberata.

È il percepire da parte nostra, in maniera più o meno consapevole, queste trasformazioni corporee a causare l’emozione di ansia, per cui la sequenza è:

PENSIERO DI PERICOLO – MODIFICAZIONE ORGANISMO – EMOZIONE DI ANSIA.

Ecco perché il ruolo dello psicologo nella fibromialgia entra a far parte a pieno titolo della terapia.
Se io imparo a gestire il pericolo dei miei pensieri, da un punto di vista fisico, non attivo quell’asse del sistema nervoso che è in grado di crearmi un’infinità di problemi.
Quando si dice dobbiamo imparare a gestire la fibromialgia vuol dire che dobbiamo imparare a gestire i pericoli pensati della nostra mente.

 

Dott. Roberto Re
Psicologo Clinico
Esperto in: Fibromialgia
Ipnoterapia, Auricoloterapia e Psicosomatica