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Ipovitaminosi D e fibromialgia

Tutti conoscono la vitamina D come la molecola sintetizzata attraverso l­’assorbimento dei raggi del sole e come un regolatore del metabolismo del calcio.

Nulla di errato, ma la vitamina D è molto di più!

Innanzitutto, più che una semplice vitamina è un ormone e, nella sua forma attivata, ha un’importante ruolo nella gestione dell’infiammazione, nella neuro-immuno modulazione e neuroplasticità.

Oggi, purtroppo, a causa del nostro stile di vita che ci costringe molto tempo al chiuso, così pure per via dell’impoverimento nutrizionale degli alimenti, il livello di vitamina D nella popolazione tende ad essere mediamente insufficiente. Una sua carenza è stata associata a diversi tipi di malattie, dal diabete all’infarto, dall’Alzheimer all’asma o alla sclerosi multipla, non ultima alla fibromialgia.

Studi osservazionali hanno evidenziato forti correlazioni tra ipovitaminosi D e la gravità del dolore muscoloscheletrico e dei disturbi dell’umore, tanto da far pensare alla vitamina D non solo come potenziale trattamento ma anche come marker della malattia. Sebbene manchino ancora delle evidenze conclusive, è stato ipotizzato che la vitamina D possa ridurre la sensazione dolorosa spegnendo i processi pro-infiammatori mediati da prostaglandine E2.

La vitamina D modula anche l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene che regola la produzione e impedisce l’esaurimento di neurotrasmettitori (adrenalina, noradrenalina, dopamina e serotonina) la cui carenza è direttamente connessa allo sviluppo di stati di ansia, depressione, insonnia ed astenia psico-fisica.
La plausibilità biologica dell’associazione tra vitamina D e malattia depressiva è stata rafforzata dall’identificazione dei recettori della vitamina proprio nelle aree del cervello coinvolte nella modulazione del tono dell’umore e delle emozioni. Inoltre, nel paziente fibromialgico spesso può verificarsi un circolo vizioso nel rapporto di causa-effetto tra ipovitaminosi e sintomatologia poiché la condizione psico-fisica del soggetto potrebbe scoraggiare o perfino limitare lo stesso nell’intraprendere attività all’area aperta, abbassando il valore ematico della vitamina.

Oltre a consigliare un’esposizione ai raggi del sole di circa 15-20 minuti al giorno e a valutare la necessità di una mirata integrazione nei casi di insufficienza più grave, ricordiamo di consumare regolarmente gli alimenti che contengono questa preziosa vitamina, quali alcuni pesci (salmone, aringhe, sardine, tonno, olio di fegato di merluzzo, ecc.), latte e derivati (ai fibromialgici consigliamo l’uso di formaggi ben stagionati perché molto spesso intolleranti al lattosio), fegato, tuorlo dell’uova, funghi e verdure verdi.

 

Bibliografia

  • Wepner F et al. Effects of vitamin D on patients with fibromyalgia syndrome: A randomized placebo-controlled trial. Pain. 2014 Feb; 155(2): 261-268.

  • D’Souza RS et al. Fibromyalgia symptom severity and psychosocial outcomes in fibromyalgia patients with hypovitaminosis D: a prospective questionnaire study. Pain Med. 2020 Feb 5. pii: pnz377.

  • Ellis SD et al. The role of vitamin D testing and replacement in fibromyalgia: a systematic literature review. BMC Rheumatol. 2018 Oct 5; 2:28.

 

Team Nutrizione Associazione Scientifica Fibromialgia
Dott.ssa Edy Virgili
Dott.ssa Laura Calza
Dott.ssa Federica Calcagnoli