Fibromialgia e le carenze micronutrizionali

Il TEMPO da dedicare alla “presa in carico” di un paziente fibromialgico: una nota dolente?

Dopo essermi confrontato con alcuni medici di medicina generale, reumatologi, fisiatri, psichiatri, psicologi e biologi nutrizionisti e in base alla mia esperienza, maturata in anni di lavoro ambulatoriale, sono giunto alla conclusione che un fattore determinante per progettare il percorso multidisciplinare e individualizzato, prospettato dalle Linee guida per la Fibromialgia, è costituito dal TEMPO da dedicare alla prima visita, necessario per la “presa in carico”.

Purtroppo, spesso non si dedica un tempo sufficiente per questo atto terapeutico.
In particolare, nel documento di Consenso Regionale della Sicilia del 2019 relativo alla Fibromialgia (FM), si menziona l’importanza di un approccio globale al malato, secondo un’ottica PNEI (PsicoNeuroEndocrinoImmunologia).

Semplificando, poiché varie aree del nostro essere sono collegate bidirezionalmente tra loro (come PSICHE E CORPO e CORPO E PSICHE), nel curare una persona, affetta da un problema cronico come la FM, è ottimale comprendere le dinamiche del singolo individuo a 360 gradi.

Considerando che la Sidrome fibromialgica, pur NON ESSENDO UNA PATOLOGIA PSICHIATRICA, ha tra i suoi criteri diagnostici anche la Depressione, causata principalmente da un deficit del funzionamento dei circuiti neurologici in cui sono coinvolte la serotonina e la noradrenalina, due molecole fondamentali per il funzionamento del Sistema Nervoso Centrale, ritengo che sia adeguato dedicare alla “presa in carico” della Sindrome fibromialgica lo stesso tempo che si dedica al suddetto disturbo.

Mi sto battendo da anni con Associazioni di Pazienti, in primis il CFU Italia-odv (Comitato Fibromialgici Uniti) affinché la Fibromialgia sia trattata e considerata seriamente per quello che è:

la TERZA MALATTIA REUMATICA PIÙ DIFFUSA, che, avendo anche un coinvolgimento del Sistema nervoso, richiede un’attenzione particolare.

Per tutti questi motivi, ritengo che il tempo minimo da dedicare ad una prima visita sia 45 minuti, meglio sarebbe un’ora intera, considerando che si deve anche verificare con attenzione se la diagnosi è corretta tramite una “visita fisica”, che in termini scientifici è definita esame obbiettivo.
Questa tempistica è giustificata anche dai suggerimenti provenienti dalla letteratura scientifica che identifica come possibili FATTORI SCATENANTI e non causali della FM, infezioni virali, traumi fisici (incidenti stradali ecc…) ma anche traumi emotivi.

Questa modalità di presa in carico è stata da me proposta in sede istituzionale nell’ambito di audizioni relative al riconoscimento della Fibromialgia presso il Senato della Repubblica e non manco di rimarcare questo tema, per me fondamentale, anche alle riunioni del Gruppo di lavoro dell’ASUR delle Marche, a cui partecipo come referente scientifico del CFU-Marche.

Dr. Michele Gardarelli
Medico Chirurgo, Medicina Integrata
Associazione Scientifica Fibromialgia
Comitato scientifico CFU-Italia odv (Comitato Fibromialgici Uniti)
Referente Terapie Integrate A.N.D.O.S. odv (Assoc. Naz. Donne Operate al Seno) di Ancona