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Fibromialgia in gravidanza

Poiché la fibromialgia colpisce prevalentemente donne in età fertile, è frequente che le pazienti con questa malattia si chiedano se e come possono affrontare tranquillamente una eventuale gravidanza.
Ad oggi non ci sono molti studi pubblicati che indagano la relazione tra fibromialgia e gravidanza, ma alcuni di questi sembrano sottolineare un possibile peggioramento della sintomatologia fibromialgica in gravidanza, specie per quanto riguarda i dolori, l‘astenia e il quadro psicologico.

Ciò potrebbe dipendere dalla possibile necessità di sospendere alcuni dei farmaci che vengono comunemente utilizzati nella terapia della fibromialgia e che contribuiscono allo stato di benessere delle pazienti prima della gravidanza, ma anche da una diminuzione, specie nell’ultimo trimestre, della produzione di serotonina, neurotrasmettitore importante, tra l’altro, a mantenere alto il tono dell’umore, in equilibrio il ritmo sonno-veglia, interviene nel controllo dell’appetito, e regola motilità e secrezioni intestinali.

D’altro canto, alcune pazienti riferiscono uno stato di benessere nel corso di tutta la gravidanza.

Ciò probabilmente dipende, almeno in parte, da come questo evento viene vissuto a livello emotivo;
un’altra possibile spiegazione è che il miglioramento sia correlato all’aumentata produzione di un ormone, la relaxina, che è in grado di migliorare i sintomi muscolari.

Per questo, di fondamentale importanza risulta essere l’attività fisica, che può aiutare a ridurre la rigidità mattutina, l’astenia ed il dolore.
Fare qualche esercizio ogni giorno, inoltre, aiuta a rilasciare l’endorfina, sostanza analgesica che aiuta a contrastare l’ansia e la depressione.

Un altro valido approccio è rappresentato dalle terapie di rilassamento muscolare profondo, doppiamente utili in preparazione al parto.
Sarebbe, inoltre, opportuno considerare l’uso di terapie alternative, quali omeopatiche e fitoterapiche, in sostituzione della medicina tradizione e le sue controindicazioni.

Altrettanto centrale è il ruolo dell’alimentazione, con una dietoterapia che può ricalcare quella già suggerita per la malattia, e che deve limitare l’aumento ponderale poiché questo può incidere negativamente sulla stanchezza e sul dolore lombare agli arti inferiori.

Team Nutrizione Associazione Scientifica Fibromialgia
Dott.ssa Edy Virgili
Dott.ssa Laura Calza
Dott.ssa Federica Calcagnoli