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Fibromialgia e omega 3

I pazienti fibromialgici, oltre a manifestare sintomi psicosomatici (disturbi del sonno, instabilità umorale, ansia, depressione e colon irritabile), lamentano spesso di soffrire di una sindrome muscolo-scheletrica dolorosa ad andamento cronico.

 

Uno strumento valido come terapia del dolore è sicuramente l’omega 3

Gli omega 3 sono acidi grassi caratterizzati da doppi legami, pertanto definiti polinsaturi.
Sono particolarmente importanti dal punto di vista biologico, tanto da esser definiti come essenziali per la salute umana.
Sono ben conosciuti sotto la sigla di EPA (acido eicosapentanoico) e DHA (acido docosaesaeonico), soprattutto per la loro azione antiinfiammatoria, anticoaugulante, neurotrofica, neuroprotettiva, cardioprotettiva e antiaritmogena.

L’uso di omega 3 si è dimostrato utile anche nel migliorare l’umore (aumentando la trasmissione di serotonina), specie se associato alla vitamina D, e nel mantenere l’integrità scheletrica, prevenendo la demineralizzazione delle ossa, ma anche la perdita di struttura e flessibilità muscolare, la cui incidenza aumenta nelle donne in menopausa dovuto al calo degli estrogeni.

Inoltre, poiché la percezione del dolore nel paziente fibromialgico è fortemente legata allo stato infiammatorio e al danno che l’elevato stress ossidativo arreca a strutture nervose e membrane cellulari, la scelta terapeutica dell’omega 3 è anche di tipo analgesica.

Il nostro organismo è caratterizzato dalla presenza di vie biochimiche in grado di garantire la sintesi di omega 3, tuttavia insufficiente per soddisfare le richieste giornaliere.

L’alimentazione rimane quindi la principale fonte di approvvigionamento di questi nutrienti.

Per poter mediamente coprirne il fabbisogno, consigliamo di consumare pesce pescato, non di allevamento, almeno 3-4 volte alla settimana, limitando ad una volta la scelta di pesce di grossa taglia per minimizzare la contaminazione, specie da metilmercurio.

Dall’ambiente marino le principali fonti di omega 3 provengono dal salmone, tonno, merluzzo (in particolare l’olio di fegato di merluzzo), pesce spada, aringhe, sgombri, sardine, e in genere da tutto il pesce azzurro.
Anche krill (crostacei e altri organismi marini) e alghe sono ricchi di omega 3.

Non dimentichiamo, però, che anche frutta secca (specie noci, nocciole e mandorle) e semi oleosi (in particolare nei semi di lino, di chia, di zucca, di girasole, di sesamo) li contengono.

Qualora il soggetto non riesca, con la dieta, a soddisfare il fabbisogno, si rende necessaria la supplementazione ma, anche in questo caso, per la scelta dell’integratore si consiglia caldamente di attenersi alla prescrizione di uno specialista e non di affidarsi al consiglio del vicino di casa o di lasciarsi convincere dall’allettante prezzo basso, poiché è molto importante che l’azienda produttrice abbia certificazioni di qualità, che attestino l’assenza di metalli pesanti (ad esempio mercurio, piombo, arsenico, cadmio), policlorobifenili, diossine e furani.

Team Nutrizione Associazione Scientifica Fibromialgia
Dott.ssa Edy Virgili
Dott.ssa Laura Calza
Dott.ssa Federica Calcagnoli

 

Bibliografia

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