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Fibromialgia e Metamedicina

Numerose evidenze scientifiche in tema di Fibromialgia hanno ormai evidenziato il ruolo determinante dell’asse neuroendocrino ipotalamo-ipofisi-cortico-surrene.
I Reni e le ghiandole surrenali sono localizzate nel primo segmento, quello che in anatomia è conosciuto come lo spazio retro peritoneale.
I Reni vengono considerati come il serbatoio energetico per il mantenimento delle ossa, dei muscoli, del midollo osseo.
Inoltre la Vitamina D prodotta dai Reni è la manifestazione fisica della trasformazione energetica che è stata operata per rinforzare le strutture ossee.
La produzione di eritropoietina nei reni è il mezzo con il quale l’energia viene trasferita al midollo osseo per produrre le cellule del sangue.

Risulta dunque chiaro che questi organi trasformano l’energia in struttura biochimica e fisica per contribuire alla conformazione del corpo fisico. La presenza equilibrata e continua di questa energia permette l’esistenza della parte fisica mentre la sua mancanza determina la malattia.

Secondo la visione della METAMEDICINA nella Fibromialgia assistiamo ad un conflitto di tipo territoriale:

infatti l’esperienza di vita della persona fibromialgica è costellata da una continua attenzione alle necessità altrui al punto tale da non essere più in grado di riconoscere il proprio spazio vitale e territorio personale.
Inoltre nella storia clinica della persona si evidenzia spesso un evento traumatico scatenante ad elevato impatto emotivo che è stato vissuto come un pericolo o una minaccia alla propria integrità psichica.

Ciò ha fatto si con il tempo che si creasse, su persone particolarmente sensibili, uno stato di iperattivazione dell’asse neuroendocrino ipotalamo-ipofisi-surrene.
Le ghiandole surrenali e anche tutto l’apparato renale possiamo considerarli come la batteria che mettono in moto e in funzione l’intero organismo.
Se queste ghiandole non funzionano correttamente i livelli di vitamina D si abbassano drasticamente e la macchina cessa di funzionare perchè non rimane sufficiente energia per i muscoli e quindi la persona inizia a soffrire di debolezza e dolore muscolare.
Non è un caso che agli esami clinici iniziali la persona fibromialgica riporti livelli di vitamina D estremamente ridotti.

Per questo motivo è decisamente importante, all’interno di una terapia multidisciplinare, che il fibromialgico possa riappropiarsi del proprio spazio vitale e che possa altresì imparare a difendere il suo territorio personale da qualsiasi tipo di minaccia psicologica.

Contemporaneamente si avrà la necessità di aumentare la vitalità dell’organismo per ripristinare lo stato di omeostasi, cioè quello stato d’equilibrio migliore che porta al risparmio energetico.

Dott. Roberto Re
Psicologo Clinico
Esperto in: Fibromialgia
Ipnoterapia, Auricoloterapia e Psicosomatica