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Fibromialgia: i criteri per la diagnosi

I primi criteri diagnostici per la Fibromialgia sono stati stabiliti nel 1990 dall’ American College of Rheumatology (ACR) e consistevano nella presenza di dolore alla palpazione effettuata con una intensità stabilita, in almeno 11 di 18 aree, i famosi TENDER POINTS, in un soggetto affetto da dolore diffuso da almeno 3 mesi.

 

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Curiosamente, ho spesso sentito dire, purtroppo, che, quando un medico non trova nessun disturbo o malattia che spieghi il malessere del paziente o “non sa più cosa dire” alla persona sofferente, fa diagnosi di Fibromialgia. Fortunatamente, la realtà è un’altra e, pur non essendoci ancora un marker diagnostico sicuro, che peraltro è in fase di studio e forse non tarderà ad essere annunciato, l’ACR ha aggiornato i criteri per la diagnosi negli anni, fino ad arrivare a quelli del 2016, nei quali i tender points non sono contemplati che tuttavia rimangono un elemento da esplorare durante la visita, poiché danno al medico indicazioni cliniche sul soggetto esaminato.

La diagnosi di Sindrome fibromialgica è oggi basata su sintomi caratteristici, sull’esclusione di altre ipotesi diagnostiche e sui criteri ACR 2016, in base ai quali, semplificando:

  1. i sintomi devono essere presenti da almeno 3 mesi
  1. si conteggia il numero di certe aree in cui si è avvertito dolore nell’ ultima settimana;

il punteggio corrisponde all’ indice di diffusione del dolore e il suo valore massimo è 19.

  1. si considera l’ intensità di certi sintomi avvertiti dal paziente nell’ ultima settimana, in particolare:

– astenia (stanchezza)

– sonno non ristoratore (“mi sveglio quasi più stanco di quando vado a dormire” ecc…)

– disturbi cognitivi (diminuzione della memoria a breve termine, della concentrazione ecc…)

e la presenza o assenza di altri 3 sintomi:

– emicrania

-dolore / crampi addominali

-depressione

Il punteggio massimo è 12 e fornisce l’ indice di gravità dei sintomi.

 

In base alla combinazione dell’indice di diffusione del dolore e dell’indice di gravità dei sintomi si perviene o meno alla DIAGNOSI DI FIBROMIALGIA.

Si può comprendere, dunque, che il processo diagnostico, di cui è stata descritta una parte, è fondato su basi scientifiche e può essere portato a termine solo da un clinico che ha approfondito la conoscenza di questa patologia complessa e multiforme tanto che alcuni suggeriscono di parlare di FibromialgiE piuttosto che di FibromialgiA poiché i quadri sintomatologici possono essere molto diversi tra loro ma avere in comune il dolore diffuso (100% dei casi) e l’ astenia (90% dei casi.

Dott. Michele Gardarelli
Medico Chirurgo
Medicina Integrata